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1. Archeologia
Una delle risposte alla domanda ‘perché andare in Libano’ è certamente quella che sottolinea come qui ci sia uno dei patrimoni archeologici più importanti del Medio Oriente. La classifica dei siti archeologici migliori del Libano vede in testa Baalbek, un città romana con templi mastodontici, uno dei quali conservato in maniera incredibile; Tiro, che conserva una necropoli, una lunga strada romana e un circo per le bighe, ma anche i resti di alcuni templi meravigliosamente affacciati sul mare; Byblos, anch’essa affacciata sui tramonti mediterranei con un’area archeologica ricca di stratificazioni; Anjar, che oltre a rovine di epoca classica, comprende una città omayyade fra le meglio conservate al mondo.

2. La foresta dei Cedri
Perché il Libano è detto Paese dei cedri? Perché innanzitutto la pianta – che è una conifera monumentale, non un albero di agrumi – si trova rappresentata sulla bandiera. Ma non solo. I ricordi scolastici dovrebbero far tornare alla memoria quando nell’epoca fenicia, greca e poi romana, il legno di cedro era ampiamente utilizzato e commercializzato, per le sue eccezionali doti di resistenza. Già nel passato però, lo sfruttamento della piante aveva messo in allarme, tanto che l’imperatore Adriano aveva tutelato le foreste emanando una legge. Oggi quel che resta delle enormi foreste che un tempo coprivano il Libano si trova nella Riserva Naturale di Tannaorine o Valle dei Cedri, un sito UNESCO che tutela un bosco antico, con piante monumentali straordinarie, attraversato da un facile sentiero non di rado innevato. In Libano si sta anche procedendo a un ripopolamento, piantando alberi nuovi e se verrete a visitare la valle, contribuirete con i soldi del biglietto di ingresso e in altri modi che scoprirete sul posto.

3. I bazar
I bazar in Libano sono in gran parte ancora quelli di 100, 200 o 500 anni fa. Se quello di Byblos è forse diventato un’attrazione turistica, ma comunque molto piacevole, quelli di Tripoli o di Sidone sono invece rimasti quasi completamente autentici. Il bazar di Tripoli ad esempio, conserva i vari distretti commerciali destinati a diverse categorie merceologiche e più di un’area coperta, o comunque recintata, corrispondente agli antichi serragli, che restituiscono l’impressione di trovarsi in immense cattedrali del commercio, dove riecheggiano le grida degli antichi mercanti del Mediterraneo. Il sapone naturale è uno dei prodotti che vengono venduti nei bazar del Libano e spesso è prodotto artigianalmente in loco. Fra i vicoli tortuosi del bazar di Sidone, perfettamente restaurato, si trova anche un museo dedicato alla produzione tradizionale del sapone all’olio d’oliva.

4. Il cibo mediorientale migliore
Pancia mia fatti capanna. In Libano si mangia bene, davvero bene. Di sicuro ci sono molti tratti in comune con le altre cucine mediorientali, ma si può dire che il Libano in questa parentela comune, ricopra il ruolo di genitore. Molti dei piatti che tutti conosciamo e alcuni assolutamente sconosciuti agli occidentali, hanno origine in Libano o trovano nelle cucine del Paese la loro migliore espressione. Anche il più accanito sostenitore della pastasciutta dovrà ricredersi di fronte ai sapori delicati, decisi, speziati, evanescenti della cucina libanese che dallo street food al fine dining ha sempre qualcosa da dire. Per non parlare poi di alcuni vini, che in Libano hanno storia antica come testimoniano alcune cantine e dell’Arak, antichissimo (e fortissimo) liquore d’anice.

5. Le grotte di Jeita
Gli amanti delle grotte, o semplicemente i curiosi, sappiano che in Libano c’è anche questo. Ma le grotte di Jeita si distinguono da quelle che tutti conosciamo soprattutto per il fatto che si esplorano anche in barca. Queste grandi cavità carsiche, nascoste fra i monti non lontano da Beirut, sono infatti occupate da un fiume sotterraneo che è possibile navigare con delle barchette dal motore elettrico (il silenzio delle viscere della terra non è quindi disturbato da fastidiosi rumori, e poi è ecologico). Le grotte di Jeita rappresentano un’interessante escursione in un ambiente inaspettato, oltre che una provvidenziale pausa dalla calura estiva.

Piero Pasini

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