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Le sponde orientali del Mediterraneo”. Solo questa frase è in grado di evocare un mondo al contempo magico e reale, languido e aspro che profuma di spezie e saponi, rimbomba di voci e lingue dai quattro angoli del mondo, inebria con immagini di ricchi mercanti dalle larghe vesti e scaltri ladruncoli nascosti agli angoli delle contrade. Le sponde orientali del Mediterraneo portano ancora traccia di questo DNA nei bazar del Libano, il paese mediorientale che maggiormente intrattenne e intrattiene rapporti con l’Europa, tramite il mare. Ecco quattro suq libanesi dove potrete ritrovare questa impronta indelebile.

1. Tripoli: un suq d’oro pieno di vita
Le tre città (tri poleis) così chiamavano Tripoli di Libano gli antichi Greci. Oggi si tratta di un unico agglomerato urbano che rappresenta il secondo centro del Paese. Fra minareti e condomini, prospera da secoli il più grande suq del paese, un dedalo di strade strette fra palazzi di pietra grigia, stretti passaggi che conducono a luminosi serragli nei cui angoli fumano le caffettiere. Ma anche alti passaggi coperti sorretti da slanciate colonne dai capitelli decorati. Il tutto in un gioco di luce e ombra che sembra quasi una luminosa coreografia per il vociare musicale del mercato. Come ogni mercato che si rispetti è suddiviso per categorie merceologiche e fra profumati banchi di frutta e pungenti teorie di cosciotti d’agnello, spuntano botteghe di gioielli in oro, le cui vetrine sono all’ombra di barbacani medievali. Tripoli infatti è nota per il commercio di questo prezioso metallo da molto tempo. Se cercate un mercato autentico e un prezioso regalo, venite qui.

2. Sidone: il magnifico recupero della “patria” del sapone
Aleppo in Siria è una città che ha legato il proprio nome anche al famoso sapone d’olio d’oliva, ma a fianco di questo celebre detergente, ce ne sono altri, anch’essi carichi di storia e profumi. A Sidone la produzione del sapone naturale ha origini lontane, tanto che ad esso è dedicato anche un museo, che ha sede proprio nella fabbrica del sapone del XX secolo. Tutto attorno a questo affascinante edificio si articola un mercato storico che recentemente è oggetto di un virtuoso recupero, pur non andando sostanzialmente ad intaccare il suo carattere ancora autentico. Le spezie, i datteri, le macellerie dove ancora si scuoiano le bestie a mano, spuntano in un tessuto urbano perfettamente restaurato, un borgo mediorientale sul mare fatto di pietra e mattoni, dove anche chi cerca un ricordo di piccolo antiquariato o di vestiario, può trovare soddisfazione.

3. Charme, souvenir e non solo a Byblos
Quello di Byblos è un altro dei mercati storici ritornati al loro splendore originale. Va detto: qui non si trovano più agnelli appesi e lampadari di frutta, né tantomeno utensili per la cucina, ma il suq di Byblos rimane una piacevolissima sequenza di negozi e boutique di stoffe e vestiti, saponi e profumi inframmezzati da caffè e pub dove i turisti si mischiano all’emancipata gioventù libanese. Dovendo raggiungere il meraviglioso sito archeologico che rende famoso il centro, oppure le spiagge assolate dall’acqua cristallina, il suq è un passaggio quasi obbligato ma sicuramente piacevole.

4. Fra le strade di Beirut
E la capitale del Libano, la magica, profonda, florida e sfortunata Beirut? Il suo suq non c’è più, raso al suolo come tante altre cose durante la guerra civile del 1975-90. Al suo posto svetta il Bazar di Beirut, che è un moderno centro commerciale, come tanti altri in città. Ma a conferma che la stupidità della guerra non può fermare i più autentici istinti e bisogni umani, il vero mercato di Beirut si è disperso ed ora è quasi ovunque. Fate un giro nel quartiere Hamra, nel cuore della città. Addentando un panino di falafel fatto in strada, che costa meno di un euro, respirerete forse più che altrove l’aria carica di storia attraverso le concitate strade dense di botteghe, un’alternanza infinita di piccoli buchi dove si vendono libri vecchi e negozi di cellulari dalle vetrine linde, rivendite di succhi di frutta freschi e giungle di utensili da ferramenta. Ma guardate bene, la trouvaille in un polveroso robivecchi (una collana d’argento o una piccola pipa), vi aspetta al varco.

Piero Pasini

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